Biografia

Sono Liliana Fiorelli,

attrice, autrice e creativa romana.

Dico “creativa” perché negli anni ho capito che una sola definizione mi sta un po’ stretta: recito, scrivo, progetto, insegno, invento format, seguo percorsi artistici e ogni tanto provo anche a mettere ordine dentro tutto questo con entusiasmo e determinazione. 

Mi sono laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma con una tesi dedicata a Marilyn Monroe e Anna Magnani: due donne, due icone, due corpi scenici enormi, capaci di attraversare sistemi produttivi complessi senza perdere la propria forza. In fondo, da lì è partita una delle mie ossessioni più felici: raccontare identità non forti e imperfette, esseri umani che non entrano facilmente nelle caselle.

La mia formazione ha attraversato il teatro e il cinema, dall’Italia agli Stati Uniti: ho studiato recitazione, metodo, corpo, voce, improvvisazione, scrittura scenica. Ho frequentato il Programma per Attori Professionisti dello Studio De Fazio, ho seguito, con borsa di studio, un corso intensivo di Method Acting con David Lee Strasberg a Los Angeles. Sono stata tutor alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè, e negli anni ho continuato a cercare strumenti, maestri, pratiche utili. L’incontro con la Tecnica Chubbuck - e con Ivana Chubbuck in persona - mi ha folgorata!Perché sì, il talento è bellissimo, ma senza lavoro rischia di diventare una decorazione fragile.

Al cinema ho avuto la fortuna di lavorare con registi come Paolo Virzì, Sergio Castellitto, Pietro Castellitto, Massimiliano Bruno, Edoardo Leo, Bruno Oliviero, Karen Di Porto, Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. Ho preso parte a film come Confusi e felici, Fortunata, Bentornato Presidente!, I Predatori, Siccità, I Migliori Giorni, I Peggiori Giorni, Un altro Ferragosto e Il Grande Boccia

Nel 2023 ho ricevuto il Premio Kineo come miglior attrice non protagonista per I Migliori Giorni durante l’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: una di quelle cose che dici “che bello”, poi torni a casa e il giorno dopo devi comunque fare le lavatrici e rispondere alle mail.

In televisione ho attraversato mondi molto diversi: dalla comicità web con Le Coliche e Mai dire Talk della Gialappa’s Band a Quelli che il calcio, fino alla serialità di Noi, COPS, Una promessa, Non ci resta che il crimine e L’Appartamento Sold Out, nella quale interpreto Luisa. Mi piace abitare registri differenti: la commedia, il dramma, il grottesco, il popolare, l’intimo. La leggerezza, quando è fatta bene, ha davvero il suo peso.

Accanto al lavoro di interprete, ho sempre coltivato la scrittura. Ho ideato e scritto la serie web Prime Donne, prodotta da Disparte, Eppela e Infinity Mediaset, e negli anni ho continuato a sviluppare progetti in cui la comicità incontra lo sguardo femminile, politico, sentimentale, a volte anche un po’ storto — che spesso è il mio preferito.

A teatro ho preso parte a Girl in the Machine di Stef Smith, all’interno della rassegna Trend - nuove frontiere della drammaturgia britannica, e ho scritto con Gianni Corsi Degne di nota, progetto speciale per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dedicato alle donne compositrici nella storia della musica. Un lavoro a cui tengo molto, perché mi interessa tutto ciò che riporta luce dove la storia, per distrazione o per comoda abitudine, ha lasciato ombra.

Negli ultimi anni ho affiancato alla recitazione anche un’attività di formazione e creative coaching. Lavoro con attrici, attori, performer e giovani creativi sulla presenza scenica, sulla preparazione ai provini, sulla costruzione di materiali professionali e, più in generale, su quella cosa complicatissima che è capire chi si è artisticamente senza farsi schiacciare dal mercato, dalle aspettative o dal panico del “devo essere tutto subito”.

Tengo laboratori di recitazione, lavoro nelle scuole, accompagno percorsi espressivi e formativi. Mi interessa il teatro come strumento artistico, certo, ma anche come spazio di consapevolezza: un luogo dove il corpo, la parola, l’emozione e l’identità possono finalmente smettere di chiedere permesso.

Al centro del mio lavoro c’è sempre la stessa urgenza: raccontare esseri umani. Non perfetti, non levigati, non sempre vincenti. Persone che inciampano, desiderano, resistono, fanno ridere, sbagliano, ricominciano.
Mi interessa quella zona in cui la comicità incontra la malinconia, in cui una battuta può aprire una crepa, in cui qualcosa di personale riesce — miracolosamente — a parlare anche agli altri.

Grazie per questa passeggiata nel mio mondo.

A bientôt!

Liliana Fiorelli